Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo
Relazione dell’avv. Vito Mazzarelli (Segretario della Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo) nell’ ASSEMBLEA DEI SOCI del 07 giugno 2003

   
Oggi, alla scadenza del mio mandato quale Segretario, come è prassi, devo tracciare un  rapido bilancio degli ultimi due  anni di attività della nostra Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo, che si è costituita diciassette anni fa, nel giugno 1986, con lo scopo di  studiare e  diffondere la conoscenza degli strumenti di protezione dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali.

Qualcuna delle originarie ventinove Associazioni aderenti alla nostra Consulta appare meno attiva, ma la attuale  vitalità e forza  della Consulta è dimostrata dalle quindici Associazioni, le più rappresentative del mondo forense e giudiziario, che oggi  hanno presentato le loro candidature per il rinnovo degli organi sociali della stessa Consulta. Segnatamente:

 UNIONE FORENSE PER LA TUTELA DEI DIRITTI DELL’UOMO, INIZIATIVA FORENSE, UNIONE GIURISTI CATTOLICI ITALIANI (U.G.C.I.), UNIONE ITALIANA FORENSE (U.I.F.), UNIONE DELLE CAMERE CIVILI, COMITATI DI AZIONE PER LA GIUSTIZIA, (Sindacato Romano Avvocati) sezione di Roma dell’ASSOCIAZIONE NAZIONALE FORENSE, UNIONE DEGLI AVVOCATI D'ITALIA (U.D.A.I.), ASSOCIAZIONE GIURISTE ITALIANE (A.G.I.), UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE, ASSOCIAZIONE GIOVANILE FORENSE  (A.GI.FOR.), JURA HOMINIS, ASSOCIAZIONE NAZIONALE DIRITTO  INFORMATICA E TELEMATICA (ANDITEL), ASSOCIAZIONE NAZIONALE FORENSE (A.N.F.), ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI AVVOCATI (A.I.G.A.).

 Nella sua Relazione nell’ ASSEMBLEA DEI SOCI del 19 aprile 2001, l’avv. Maurizio de Stefano (Segretario emerito della Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo), aveva affermato che allora, dopo i primi quindici anni di attività didattica, la Consulta poteva  essere orgogliosa di aver indicato a tutti gli avvocati italiani la via di ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Oggi, dopo i primi due anni di applicazione in Italia della legge (Pinto) del 24 marzo 2001 n. 89, sulla eccessiva durata dei processi, posso  affermare, con altrettanto orgoglio, che  l’attività didattica della Consulta , per il  tramite degli avvocati, è stata posta anche al servizio dei Giudici italiani.

Nel sito internet della  Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell'Uomo, www.dirittiuomo.it/  sono stati pubblicati  istruzioni e formulari di ricorso, per adire le  Corti d’appello in Italia, ed in Cassazione, in applicazione della legge Pinto, e rassegne di giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e della Cassazione italiana sulla materia dell’equa riparazione per l’eccessiva durata dei processi.

Forse, proprio grazie alla nostra pubblicazione  della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in tale materia, i Giudici italiani hanno potuto quantomeno orientarsi affermando il principio  (mai affermato in precedenza) che la durata ragionevole di un processo di primo grado non può superare il triennio, salvo il comportamento colpevole delle parti. E’ vero che con riferimento al quantum dell’equa riparazione i Giudici italiani hanno disatteso i parametri europei, ma lo hanno fatto almeno consapevolmente, e lo Stato italiano è ora esposto all’ulteriore vaglio della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul punto.

Infatti, in data 20 maggio 2003 è stata resa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sul caso  SCORDINO ed altri  contro ITALIA
DECISIONE del 27 marzo 2003 SULLA RICEVIBILITA’  
del Ricorso n°  36813/97. In questa decisione importantissima la Corte di Strasburgo, dopo aver esaminato ben cento sentenze della Cassazione italiana, ha affermato che NON è giustificato  il divario tra la giurisprudenza della Corte Europea di Strasburgo e l’applicazione della Legge Pinto fatta dalla Cassazione italiana. La stessa Corte di Strasburgo ha affermato che i giudici italiani sono tenuti a conformarsi alla  giurisprudenza della Corte anche con riferimento all’ammontare dell’equa riparazione concessa.

Queste tesi giuridiche, ora affermate dalla Corte Europea, erano state da sempre sostenute e propagandate dalla nostra Consulta nei formulari di ricorso e nelle note a sentenza sulla Legge Pinto, pubblicati nel sito internet www.dirittiuomo.it

Potrà sembrare un paradosso, ma grazie alla legge Pinto  i Giudici italiani hanno scoperto l’importanza del sistema giurisdizionale della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la rilevanza della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo nell’ordinamento giuridico interno.

La pubblicazione  della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, nel sito internet della Consulta, si è arricchita nel decorso biennio grazie al volontariato culturale di molti giovani giuristi traduttori, coordinati dall’avv. Maurizio de Stefano, ed a loro  va tutto il merito  ed il ringraziamento della Consulta per un risultato che non ha eguali in Italia. Infatti, per quanto riguarda la traduzione in italiano della giurisprudenza della Corte Europea, mentre sul piano dell’editoria classica, vi sono la Rivista Internazionale dei Diritti dell’Uomo e la Rivista Diritti dell’Uomo Cronache e Battaglie, nessun altro sito internet offre gratuitamente un simile servizio di traduzione e, quindi, di conoscenza. Nel sito vi è anche una sezione dedicata alla giurisprudenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee in tema di diritti umani, al fine di dimostrare la circolarità e l’identità dei principi applicati dalle due Corti Europee.

Ed il riscontro di tale successo del sito www.dirittiuomo.it si evince dal numero dei venticinquemila visitatori solo nell’ultimo anno.  Il sito  www.dirittiuomo.it è divenuto nel tempo il punto di incontro e di monitoraggio di tutte le iniziative culturali della materia e della attività delle varie associazioni ed istituzioni (anche estranee alla Consulta) e, quindi, il principale strumento per la realizzazione dei fini della nostra Consulta. Il sito è visionato anche nelle Università, come si evince dal notevole numero dei partecipanti alla Quarta edizione del PREMIO  alla memoria  dell’Avv. Guido CERVATI per la migliore TESI DI LAUREA SUI DIRITTI DELL’UOMO, bandito dalla nostra Consulta, che è stato assegnato il 20 dicembre 2002 a Bari, e che è stato erogato dall’ Unione degli Avvocati d’Italia. A quest’ultima Associazione va un particolare ringraziamento, non solo per aver organizzato la manifestazione, ma soprattutto per aver sostenuto il costo del premio. Come è noto la nostra Consulta non dispone di un proprio bilancio, ma “cammina” con le gambe delle associazioni aderenti. Mi auguro che l’esempio dell’ Unione degli Avvocati d’Italia venga seguito da altre associazioni aderenti alla Consulta.

Ricordo che la Consulta non è un soggetto politico con visibilità esterna, in quanto essa può solo proporre alle singole Associazioni aderenti ed alle altre Istituzioni in genere  iniziative che poi altri soggetti politici dovranno realizzare, come è dimostrato ad esempio dallo stimolo dato dalla Consulta all’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana (O.U.A.) nel novembre 2002, in occasione del  Controrapporto OUA sull’irragionevole durata dei processi, in vista del controllo politico del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, sull’Italia, “vigilata speciale” in tale materia. Segnalo, infine, il  problema di garantire l’efficacia a lungo termine della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che il Consiglio d’Europa si appresta a risolvere limitando il diritto di ricorso individuale ai casi più  gravi di violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Sul punto ritengo che la Consulta possa  impegnarsi, anche politicamente agli occhi della Corte Europea, in quanto da quest’ultima conosciuta come tecnicamente competente e  politicamente rappresentativa delle varie  Associazioni.

A nome dei membri dell’Esecutivo, ed interpretando anche il volere del Collegio dei Probiviri della Consulta, sollecito le Associazioni aderenti ad intensificare il loro impegno  per il perseguimento dei fini della nostra Consulta che restano ancora attuali ed importanti.

Roma, Palazzo di Giustizia, 07 giugno 2003

avv. Vito Mazzarelli (Segretario della Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo) .

 

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