Oggi, alla scadenza del mio mandato quale Segretario, come è
prassi, devo tracciare un rapido bilancio degli ultimi due
anni di attività della nostra Consulta per la Giustizia Europea
dei Diritti dell’Uomo, che si è costituita diciassette anni fa,
nel giugno 1986, con lo scopo di studiare e diffondere la
conoscenza degli strumenti di protezione dei Diritti dell’Uomo e
delle Libertà Fondamentali.
Qualcuna delle
originarie ventinove Associazioni aderenti alla nostra Consulta
appare meno attiva, ma la attuale vitalità e forza della
Consulta è dimostrata dalle quindici Associazioni, le più
rappresentative del mondo forense e giudiziario, che oggi hanno
presentato le loro candidature per il rinnovo degli organi
sociali della stessa Consulta. Segnatamente:
UNIONE
FORENSE PER LA TUTELA DEI DIRITTI DELL’UOMO, INIZIATIVA FORENSE,
UNIONE GIURISTI CATTOLICI ITALIANI
(U.G.C.I.), UNIONE ITALIANA FORENSE (U.I.F.), UNIONE DELLE
CAMERE CIVILI, COMITATI DI AZIONE PER LA GIUSTIZIA, (Sindacato
Romano Avvocati) sezione di Roma dell’ASSOCIAZIONE
NAZIONALE FORENSE, UNIONE DEGLI AVVOCATI D'ITALIA (U.D.A.I.),
ASSOCIAZIONE GIURISTE ITALIANE (A.G.I.), UNIONE DELLE CAMERE
PENALI ITALIANE, ASSOCIAZIONE GIOVANILE FORENSE (A.GI.FOR.),
JURA HOMINIS, ASSOCIAZIONE NAZIONALE DIRITTO INFORMATICA E
TELEMATICA (ANDITEL), ASSOCIAZIONE NAZIONALE FORENSE (A.N.F.),
ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI AVVOCATI (A.I.G.A.).
Nella sua
Relazione nell’ ASSEMBLEA DEI SOCI del 19 aprile 2001, l’avv.
Maurizio de Stefano (Segretario emerito della Consulta per la
Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo), aveva affermato che
allora, dopo i primi quindici anni di attività didattica, la
Consulta poteva essere orgogliosa di aver indicato a tutti gli
avvocati italiani la via di ricorso alla Corte Europea dei
Diritti dell’Uomo.
Oggi, dopo i primi
due anni di applicazione in Italia della legge (Pinto) del 24
marzo 2001 n. 89, sulla eccessiva durata dei processi, posso
affermare, con altrettanto orgoglio, che l’attività didattica
della Consulta , per il tramite degli avvocati, è stata posta
anche al servizio dei Giudici italiani.
Nel sito internet
della Consulta per la Giustizia Europea dei Diritti dell'Uomo,
www.dirittiuomo.it/
sono stati pubblicati istruzioni e formulari di ricorso, per
adire le Corti d’appello in Italia, ed in Cassazione, in
applicazione della legge Pinto, e rassegne di giurisprudenza
della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e della Cassazione
italiana sulla materia dell’equa riparazione per l’eccessiva
durata dei processi.
Forse, proprio
grazie alla nostra pubblicazione della giurisprudenza della
Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in tale materia, i Giudici
italiani hanno potuto quantomeno orientarsi affermando il
principio (mai affermato in precedenza) che la durata
ragionevole di un processo di primo grado non può superare il
triennio, salvo il comportamento colpevole delle parti. E’ vero
che con riferimento al quantum dell’equa riparazione i
Giudici italiani hanno disatteso i parametri europei, ma lo
hanno fatto almeno consapevolmente, e lo Stato italiano è ora
esposto all’ulteriore vaglio della Corte Europea dei Diritti
dell’Uomo sul punto.
Infatti, in data 20 maggio 2003 è
stata resa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sul caso
SCORDINO ed altri contro ITALIA
DECISIONE del 27 marzo 2003 SULLA RICEVIBILITA’
del Ricorso n° 36813/97. In questa decisione importantissima la
Corte di Strasburgo, dopo aver esaminato ben cento sentenze
della Cassazione italiana, ha affermato che NON è giustificato
il divario tra la giurisprudenza della Corte Europea di
Strasburgo e l’applicazione della Legge Pinto fatta dalla
Cassazione italiana. La stessa Corte di Strasburgo ha affermato
che i giudici italiani sono tenuti a conformarsi alla
giurisprudenza della Corte anche con riferimento all’ammontare
dell’equa riparazione concessa.
Queste tesi giuridiche, ora affermate
dalla Corte Europea, erano state da sempre sostenute e
propagandate dalla nostra Consulta nei formulari di ricorso e
nelle note a sentenza sulla Legge Pinto, pubblicati nel sito
internet
www.dirittiuomo.it
Potrà sembrare un
paradosso, ma grazie alla legge Pinto i Giudici italiani hanno
scoperto l’importanza del sistema giurisdizionale della Corte
Europea dei Diritti dell’Uomo e la rilevanza della Convenzione
Europea dei Diritti dell’Uomo nell’ordinamento giuridico
interno.
La pubblicazione
della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo,
nel sito internet della Consulta, si è arricchita nel decorso
biennio grazie al volontariato culturale di molti giovani
giuristi traduttori, coordinati dall’avv. Maurizio de Stefano,
ed a loro va tutto il merito ed il ringraziamento della
Consulta per un risultato che non ha eguali in Italia. Infatti,
per quanto riguarda la traduzione in italiano della
giurisprudenza della Corte Europea, mentre sul piano
dell’editoria classica, vi sono la Rivista Internazionale dei
Diritti dell’Uomo e la Rivista Diritti dell’Uomo Cronache e
Battaglie, nessun altro sito internet offre gratuitamente un
simile servizio di traduzione e, quindi, di conoscenza. Nel sito
vi è anche una sezione dedicata alla giurisprudenza della Corte
di Giustizia delle Comunità Europee in tema di diritti umani, al
fine di dimostrare la circolarità e l’identità dei principi
applicati dalle due Corti Europee.
Ed il riscontro di
tale successo del sito
www.dirittiuomo.it si evince dal numero dei
venticinquemila visitatori solo nell’ultimo anno. Il sito
www.dirittiuomo.it
è divenuto nel tempo il punto di incontro e di monitoraggio di
tutte le iniziative culturali della materia e della attività
delle varie associazioni ed istituzioni (anche estranee alla
Consulta) e, quindi, il principale strumento per la
realizzazione dei fini della nostra Consulta. Il sito è
visionato anche nelle Università, come si evince dal notevole
numero dei partecipanti alla Quarta edizione
del PREMIO alla memoria
dell’Avv. Guido CERVATI per la migliore TESI DI LAUREA SUI
DIRITTI DELL’UOMO, bandito dalla nostra Consulta, che è stato
assegnato il 20 dicembre 2002 a Bari, e che è stato erogato
dall’ Unione degli Avvocati d’Italia. A quest’ultima
Associazione va un particolare ringraziamento, non solo per aver
organizzato la manifestazione, ma soprattutto per aver sostenuto
il costo del premio. Come è noto la nostra Consulta non dispone
di un proprio bilancio, ma “cammina” con le gambe delle
associazioni aderenti. Mi auguro che l’esempio dell’ Unione
degli Avvocati d’Italia venga seguito da
altre associazioni aderenti alla Consulta.
Ricordo che la
Consulta non è un soggetto politico con visibilità esterna, in
quanto essa può solo proporre alle singole Associazioni aderenti
ed alle altre Istituzioni in genere iniziative che poi altri
soggetti politici dovranno realizzare, come è dimostrato ad
esempio dallo stimolo dato dalla Consulta all’Organismo Unitario
dell’Avvocatura Italiana (O.U.A.) nel novembre 2002, in
occasione del Controrapporto OUA sull’irragionevole durata dei
processi, in vista del controllo politico del Comitato dei
Ministri del Consiglio d’Europa, sull’Italia, “vigilata
speciale” in tale materia. Segnalo, infine, il problema di
garantire l’efficacia a lungo termine della Corte Europea dei
Diritti dell’Uomo che il Consiglio d’Europa si appresta a
risolvere limitando il diritto di ricorso individuale ai casi
più gravi di violazione della Convenzione Europea dei Diritti
dell’Uomo. Sul punto ritengo che la Consulta possa impegnarsi,
anche politicamente agli occhi della Corte Europea, in quanto da
quest’ultima conosciuta come tecnicamente competente e
politicamente rappresentativa delle varie Associazioni.
A nome dei membri
dell’Esecutivo, ed interpretando anche il volere del Collegio
dei Probiviri della Consulta, sollecito le Associazioni aderenti
ad intensificare il loro impegno per il perseguimento dei fini
della nostra Consulta che restano ancora attuali ed importanti.
Roma, Palazzo di
Giustizia, 07 giugno 2003
avv. Vito
Mazzarelli (Segretario della Consulta per la Giustizia Europea
dei Diritti dell’Uomo)
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